La geofagia, ovvero il consumo alimentare (e terapeutico) di suolo, è una forma di PICA (ovvero di consumo di alimenti non nutritivi, di materiale non alimentare) con profonde radici culturali in molte aree del mondo, inclusa l’Africa sub-Sahariana.
Il consumo di un certo tipo di suolo -iniziato come nutraceutico nella medicina tradizionale (soprattutto per combattere le anemie in gravidanza)- ha assunto nel tempo i connotati del legame con l’infanzia e la propria terra. E’ un’abitudine diffusa che ha superato le barriere dell’uso medico e la valutazione benefici-rischi. Un fatto rilevante anche solo considerando che l’ambiente attuale è inquinato rispetto al passato.
Secondo una nostra indagine in Ciad, la maggioranza (94%) di coloro che praticano la geofagia non sono mai stati informati e sensibilizzati sui rischi per la salute legati al consumo di suolo. Nonostante ciò, il 43% di essi NON raccomanderebbe il consumo di suolo !
I tempi sembrano maturi per attivare campagne di sensibilizzazione della popolazione su: i) i rischi della geofagia, ii) le credenze erronee legate al consumo di suolo (ad esempio l’effetto protettivo verso il cancro), e iii) il messaggio fuorviante sotteso dalla vendita di suolo al mercato alimentare.